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Brand community sui social: istruzioni per l’uso

Sabato pomeriggio, divano di casa tua.

Con il pollice scorri il feed di Instagram.

L’algoritmo ti ha proposto un contenuto che cattura immediatamente la tua attenzione.

La mascotte di Duolingo è appena stata investita da un Cybertruck.

Apri i commenti.
Lo stupore ti si dipinge sul volto.

KFC.
Chevrolet.
Discord.
Pinterest.
Questi e molti altri brand di settori differenti hanno interagito con un commento.

Così ti chiedi: “Perché?”

Non ti preoccupare, la domanda è più che lecita e ora ti daremo una risposta.

Quando tutto ebbe inizio

3 febbraio 2013.

Al Mercedes-Benz Superdome di New Orleans va in scena la 47ª edizione del Super Bowl.

Baltimora vs San Francisco.

Est vs ovest.

Underdog vs favorite.

Nonostante i pronostici, i grandi sfavoriti sono in vantaggio 28-6 quando, durante il terzo quarto di gioco, le luci dell’arena si spengono improvvisamente.

È buio pesto.
Un sovraccarico di energia ha mandato in cortocircuito il sistema.

34 minuti dopo si può tornare a giocare.

In questo lasso di tempo c’è chi si è messo a discutere del match.
C’è chi mangia patatine e chi si beve una birra.
Alla tv c’è la pubblicità quindi non rimane che prendersi una pausa e guardare il telefono.

E poi c’è chi ne ha approfittato per scrivere un pezzo di storia della comunicazione.


Negli uffici dell’agenzia pubblicitaria 360i a Manhattan un gruppo di pubblicitari sta guardando la partita.

Nel momento del black out nello stadio si sono spente le luci.

In quell’ufficio si è accesa una lampadina.

Pochi minuti dopo la pagina Twitter ufficiale di OREO Cookie esce con un post destinato a fare la storia del real time marketing.

La caption recita: “Power out? No problem”.

L’headline ci dice: “You can still dunk in the dark”.

Il visual? Un biscotto OREO in mezzo al buio.

Parliamo dunque di un’idea che ha preso vita in 34 minuti.

Ecco i risultati:

15.000 retweet nelle prime 14 ore.
20.000 like su Facebook.

Se questi numeri non ti sembrano fenomenali, considera che stiamo pur sempre parlando del 2013…

Da quel giorno cambia tutto.

Poche regole preziose

Quel tweet non è solo una trovata: è il momento zero in cui i brand capiscono che possono stare dentro la conversazione culturale mentre accade, non il giorno dopo con un comunicato.

Nasce una nuova abitudine: prepararsi all’imprevisto per poterlo cavalcare.

Quel giorno a New York le persone riunite in quella stanza furono impeccabili.

Agirono in 3 fasi:

Preparazione.

Esecuzione.

Monitoraggio dei risultati.

Quel team era composto dai pubblicitari dell’agenzia e dai dirigenti della Mondelez International.

La conoscenza del prodotto e la creatività dei membri dell’agenzia hanno portato a una soluzione rapidissima.

Ed ecco i primi due elementi per costruire una funzionale brand community sui social: tempo e preparazione.

Essere rapidi e impiegare poco tempo non significa agire d’impulso.

Per non farsi cogliere impreparati la preparazione è fondamentale.

Prendiamo per esempio OREO. Le persone in quella stanza non erano lì per caso. Monitoravano la campagna social lanciata in occasione del Super Bowl ed erano pronti ad intervenire in caso fosse successo qualcosa di rilevante.

Quando qualcosa di rilevante è effettivamente successo il team era preparato.

L’idea e la sua realizzazione hanno impiegato solo pochi minuti a prendere vita e questo grazie alla velocità d’esecuzione.

Il colpo di fortuna può arrivare, la prontezza per approfittarne no.

L’importanza della brand community

Ok ma quindi… perché le aziende investono tempo e risorse per creare e ampliare la propria brand community?

Perché vogliono che le persone si identifichino con quel brand e con i suoi valori.

Entrando in sintonia con il brand le persone si affezionano e si fidelizzano.

E la fedeltà frutta molto denaro.

Mark Schaefer, esperto di marketing e scrittore di bestseller, ci dice che quasi 7 membri della brand community su 10 affermano di essere fedeli al marchio.
(Fonte: Forbes)

Nel corso degli anni le aziende sono passate dal mostrare i loro prodotti a mostrare sé stesse.

Il pubblico ha bisogno di autenticità e la brand community è perfetta per raggiungere e fidelizzare il proprio target.

Attenzione però, autenticità non è sinonimo di fredda professionalità.

Il caso Duolingo

Torniamo un attimo al primo esempio, Duolingo e la sua defunta mascotte.

KFC ha scelto di intervenire con un’arma molto potente: l’umorismo.

“This what happens when you ignore the daily reminder”.

La catena del Kentucky dimostra di conoscere molto bene il funzionamento dell’app:

ogni giorno Duolingo invia una notifica agli utenti ricordando loro di continuare a giocare per completare le sfide.

Il risultato? Una battuta che vale 4.024 like.

Discord invece punta su una strada diversa: l’empatia.

Si rivolge direttamente alla mascotte con un messaggio di auguri: “Hope u recover soon…”.

Ancora una volta l’empatia si è rivelata una mossa vincente: 4.916 like.

E poi c’è Chevrolet.

La casa automobilistica americana nei commenti ha fatto strike!

20.147 like.

96 risposte al commento.

Sono bastate loro 3 parole per sfruttare l’hype del post e diventare a loro volta virali.

“Safety features matter…”

Questo breve commento ha funzionato così tanto per un motivo molto semplice: ha spiegato con ironia il posizionamento del marchio.

Una casa automobilistica che grazie ai sistemi di sicurezza che monta sui propri veicoli garantisce l’incolumità degli occupanti.

Contemporaneamente lancia una frecciatina (neanche tanto velata) a Tesla, produttrice del Cybertruck che ha investito il povero Duo.

Come avrai potuto constatare ci sono vari approcci che possono avere ritorni positivi sul brand.

Nota bene: il maggior successo l’hanno ottenuto le due aziende che hanno approfittato della situazione per parlare in modo ironico di sé e dei propri prodotti.

Il caso Böcker Maschinenwerke

Per comprendere meglio l’importanza di questi aspetti ti voglio portare un ultimo esempio:

il caso della Böcker Maschinenwerke.

Questa storia ha inizio il 19 ottobre 2025, ore 9:30 del mattino.

Due uomini incappucciati si introducono al Louvre di Parigi e rubano dei preziosi per un valore di 88 milioni di euro.

Per fare il loro ingresso nel museo i malviventi si sono serviti di un montacarichi che li ha condotti fino al piano superiore della struttura.

Una volta presa la refurtiva i ladri si sono dileguati su due T-Max guidati dai complici.

Ok, ma quindi qual è il collegamento con quell’azienda tedesca?

Semplice, sono i produttori di quel montacarichi!

Il team del marketing si è messo immediatamente all’opera e, dopo aver ricevuto la conferma che non ci fossero stati feriti durante la rapina, ha pubblicato un post su Instagram.

Il visual: una foto del mezzo fuori dal museo con il braccio meccanico ancora sollevato dopo la rapina.

La headline: “Quando hai bisogno di muoverti velocemente”

La bodycopy: “Il Böcker Agilo trasporta i tuoi tesori fino a 400 kg a 42 m/min, silenzioso come un sussurro grazie al suo motore elettrico da 230 V”

Come trasformare un possibile danno d’immagine in un’operazione di marketing da molti definita come “geniale”.

Qui ci sono tutti gli elementi che abbiamo visto in precedenza: velocità d’esecuzione, umorismo, empatia e prodotto al centro.

L’impatto è stato incredibile:

90.585 like.

1845 commenti.

3.000 nuovi follower in pochi giorni.

Il “trucco”

Insomma ciò che accomuna i grandi colpi di genio non è la fortuna, ma la consapevolezza che dietro ogni like ci sono individui in cerca di autenticità, empatia e intrattenimento.

L’obiettivo del bravo comunicatore non è solo entrare nel feed delle persone, è soprattutto entrare nel loro cuore.

Nel momento in cui riusciremo a far provare un’emozione (non necessariamente positiva) a chi guarda i nostri contenuti avremo fatto bingo.

La curiosità mi pervade: quale sarà il prossimo colpo di genio?