

Ti ricordi quando per rimanere aggiornato sulle ultime notizie accendevi la tv sul tg?
Non solo, i film, le trasmissioni di varietà perfino il televideo.
La tv era LO strumento d’intrattenimento (e comunicazione) per eccellenza.
Era, appunto…
Pensiamo alle televendite.
Nel corso degli ultimi anni sono state progressivamente soppiantate dagli influencer.
29 milioni di italiani seguono almeno 1 influencer sui social.
Il 50% di loro orienta i propri acquisti in base ai consigli dei content creator. (Fonte: Adnkronos)
Nel 2023 siamo arrivati al punto di non ritorno: internet è diventato il principale canale di informazione.
L’allievo ha superato il maestro. (Fonte: Agcom)
I brand cambiano tattica
Cosa significa tutto ciò per i brand?
Nel 2025 i brand non parlano più al pubblico, ma con il pubblico.
Grazie ai social la relazione tra brand e consumatore è più intima.
Essa si basa su una fiducia molto difficile da guadagnare e molto semplice da perdere.
Due sono le parole chiave: autenticità e pazienza.
I valori del brand diventano improvvisamente prioritari.
La narrazione deve essere autentica e diretta al cuore di chi ascolta.
All’interno dei post che pubblichi deve sempre emergere l’identità della tua azienda.
Dobbiamo tenere ben a mente un concetto cardine:
le persone non sono più spettatori, sono parte attiva della storia.
I contenuti non li genera solo il brand, ma anche chi lo vive, lo tagga, lo racconta.
Per questo il brand deve comportarsi come un regista, non come uno sceneggiatore: costruire la visione, dare il tono, creare la scena.
Le persone diventano co-autori del racconto, e il ruolo del brand è quello di orchestrare la narrazione, mantenendo coerenza, ritmo e senso.
Pensiamo a Spotify Wrapped.
Ogni anno il brand costruisce una narrazione corale partendo dai comportamenti delle persone: non racconta sé stesso, lascia che siano gli utenti a farlo.
Questo significa essere registi: dare la scena, preparare il copione e poi lasciare che il pubblico lo reciti, mantenendo però il tono, i colori e la coerenza di chi ha diretto il film.
Saper ascoltare e dialogare con la propria community è essenziale, soprattutto se non vuoi fare lo stesso passo falso di Netflix.
Cancellare improvvisamente alcune serie molto amate come The OA o Shadow & Bone, è stata una mossa azzardata.
Tra petizioni e campagne social oltre 200’000 persone si sono mosse per chiedere un ripensamento.
Netflix si è distanziata dalla propria community.
I fan si sono sentiti traditi.
Un promemoria importante: la regia non è solo creativa, ma anche relazionale.
Insomma, l’obbiettivo è chiaro: dobbiamo coinvolgere il più possibile il nostro pubblico.
Per riuscirci, ogni contenuto deve rispondere ad alta voce a queste domande:
Chi sei?
Cosa fai?
Perché dovrei trascorrere del tempo a guardare ciò che posti?
Il dilemma temporale
Già, il tempo…
Il bene più prezioso che ogni essere umano ha a propria disposizione.
C’era un tempo in cui il tempo aveva un ritmo.
Lo decideva il palinsesto: il film del sabato sera, il telegiornale delle otto, la pubblicità che interrompeva al momento giusto.
Tutti guardavano le stesse cose negli stessi momenti.
Il tempo della TV era un tempo collettivo, ordinato, prevedibile.
Ci insegnava ad aspettare.
Poi è arrivato lo smartphone e con lui, la fine dell’attesa.
Tutto è a portata di pollice, subito.
Non c’è più un flusso, ma una pioggia di istanti: clip, notifiche, messaggi, reel.
Ogni minuto si frantuma in dieci, cento micro-momenti.
Non c’è più il giorno dopo per commentare: c’è l’istante dopo per reagire.
Non esiste più prima e dopo, ma solo adesso.
La TV ci dava la misura del tempo.
Lo smartphone ce l’ha tolta.
E poi c’è l’algoritmo.
Il palinsesto proponeva sempre e solo contenuti standardizzati e ripetitivi.
L’algoritmo invece è il tuo sarto di fiducia.
Esso si arma di caroselli e reel e ricama il tuo feed seguendo ogni tua preferenza.
Tutto ciò comporta ovviamente la creazione di un’impressionante mole di contenuti che ci vengono quotidianamente sottoposti.
In un’ora di scrolling ci imbattiamo in circa 250-300 contenuti.
Ed è proprio per questo motivo che l’autenticità è la chiave per avere successo: più si riesce a creare connessioni profonde con il proprio pubblico, più il brand acquisirà valore agli occhi delle persone.
Questa operazione ovviamente richiede diverso tempo e risorse, ecco perché è necessario dotarsi di tanta pazienza.
Una strategia tanto semplice quanto vincente
Ma allora, come si conquista l’attenzione in mezzo a questa tempesta di contenuti?
Come si crea valore in un mondo in cui tutto dura un secondo?
Non con un post virale.
Non con un effetto speciale.
Ma con coerenza, empatia e costanza.
I brand che resistono sono quelli che hanno qualcosa da dire, non solo qualcosa da vendere.
Sono quelli che non urlano, ma parlano chiaro.
Sono quelli che non inseguono i trend, ma li reinterpretano.
Autenticità non significa mostrarsi perfetti, ma credibili.
Significa ammettere i propri limiti, raccontare anche ciò che accade dietro le quinte.
Un bravo comunicatore sa trasformare i difetti di un brand in punti di forza, rendendoli tratti distintivi agli occhi del pubblico.
Oggi non serve più un grande palcoscenico per essere ascoltati.
Serve una voce vera.
Una voce che non teme il silenzio.
Una voce che sa aspettare il momento giusto per dire qualcosa che valga la pena ricordare.
I social non sono solo una vetrina, ma una piazza:
un luogo di incontro, di ascolto, di relazione.
È lì che un brand costruisce il suo capitale più prezioso: la fiducia.
Una fiducia che non si compra.
Si coltiva.
Post dopo post.
Commento dopo commento.
Dm dopo dm.
Non serve correre più veloce del feed, serve rallentare abbastanza da farsi ricordare.
E tu da che parte stai?
La TV non ha saputo evolversi alla stessa velocità del suo pubblico perché per decenni ha parlato a tutti, ma non con qualcuno.
È un mezzo verticale, costruito su un modello unidirezionale: pochi che comunicano, molti che ascoltano.
Ma il pubblico è cambiato.
Ha smesso di essere spettatore e ha iniziato a voler partecipare.
I social hanno colmato quel vuoto: hanno dato voce, interazione, immediatezza.
Dove la TV chiedeva attenzione, i social offrono conversazione.
Dove la TV imponeva orari, i social seguono il ritmo di ciascuno.
La televisione è rimasta ancorata al palinsesto, mentre il mondo correva verso l’algoritmo.
Continua a misurare gli ascolti in share, quando ormai il valore si misura in engagement.
Questo è il momento di scegliere: vuoi essere il televisore o lo smartphone?
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